Circolo Culturale CABANA
Rovereto (TN) - Via Campagnole, 22
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Stefano è stato strappato ai suoi cari, ai suoi amici, alla sua città senza una spiegazione plausibile, come una

pagina accartocciata e gettata via, nascosta dentro gli archivi della questura.

 

Il Circolo Cabana nasce ed opera per ricordare e denunciare tutto questo. Per raccontare questo tipo di storie,

sperando che non si ripetano più ed aiutare chi soffre in carcere.

Perché tutti noi siamo molto più di un articolo di cronaca nera, o di un faldone giudiziario.

 

Serve l'aiuto di tutti  per costruire un mondo in cui non ci siano ingiustizie e abusi di

potere. Un mondo possibile, un mondo migliore.

 

Non si può morire così...

Stefano Frapporti, Cabana per gli amici era un uomo tranquillo e un gran lavoratore, faceva il muratore.
La sera del 21 luglio 2009 mentre andava in bicicletta a cena da amici viene fermato da due carabinieri in borghese che li contestano un'infrazione stradale, lo portano in caserma.
Notare che era incensurato ed aveva preso una sola multa in tutta la sua vita, per un sorpasso.
Di lui si avranno notizie solo il mattino seguente quando ben 10 ore dopo il decesso, i familiari vengono avvisati telefonicamente della sua morte in carcere per impiccagione.
Viene fatto il funerale, per volere della famiglia Stefano viene cremato.

Stranamente il permesso viene dato subito e senza indugio nonostante la morte sia stata violenta.
Solo dopo il funerale cominciano i dubbi. Cosa sia successo dopo l'arresto lo si può desumere solo dai verbali dei carabinieri e dalle guardie carcerarie. Secondo questi verbali in caserma viene perquisito senza risultato, ma "spontaneamente" Stefano avrebbe confessato di avere un po' di fumo a casa (perché una persona alla quale non viene trovato niente addosso e non ha mai avuto problemi con la giustizia, dovrebbe confessare di avere del' hashish a casa?

Perquisita la sua abitazione i carabinieri avrebbero trovato non pochi grammi, ma un etto di hashish diviso in due parti, quantitativo più che sufficiente per arrestarlo e tradurlo nel carcere locale.
Strana perquisizione né vista né sentita da alcuno e fatta semplicemente spostando una scarpiera e aprendo un cassetto, nella cantina dell'appartamento non sono neanche entrati.
In poco più di un'ora ci sarebbe stato fermo, l'interrogatorio, la perquisizione domiciliare e l'arresto.

I verbali sono pieni di contraddizioni, sembrano redatti in gran fretta (addirittura due date sono sbagliate), la dinamica del fermo non combacia con la versione di tre testimoni che hanno assistito al fermo e che non vengono mai ascoltati dal magistrato, i 110 euro che Stefano aveva in tasca vengono giudicati come prova di spaccio, il cordino con cui si sarebbe impiccato è troppo corto e leggero... e cosi via, l'elenco è lungo. Le stranezze sono veramente troppe!

Dopo la sua morte, la procura ordina l'autopsia, che evidenzia modesti quantitativi di THC (principio attivo della cannabis) e ... un'altra stranezza due buchi da puntura, sul braccio sinistro da attribuire all'incirca nelle 48 ore che precedono il decesso.

Stefano non aveva fatto nei giorni precedenti nessun prelievo per analisi, non era tossico dipendente (anzi aveva quasi una fobia sia verso aghi che siringhe) e non risultavano manovre rianimatorie.
Cosa gli è stato iniettato è un'altra domanda si aggiunge alle altre.

Subito dopo l'archiviazione che dichiarava non esserci rapporto tra arresto e morte, verranno immediatamente eliminati i flaconi contenenti i suoi liquidi organici prelevati durante l'autopsia, che l'avvocato di famiglia aveva chiesto di poter far analizzare.

Tutto ciò alimenta le peggiori ipotesi sulla sua morte ma, nonostante l'azione legale promossa dai familiari (che durante l'udienza verranno rimproverati di non essersi accorti che Stefano aveva istinti suicidi), le proteste pubbliche le varie iniziative e manifestazioni, il caso viene archiviato come un "normale" suicidio in carcere, uno dei tanti.

Le domande che ci siamo posti sono rimaste senza risposta!

Questa brutta storia ci insegna che quello che è successo a Stefano potrebbe accadere a chiunque ( è probabile che sia stato scambiato per un'altra persona) e che quando si ha a che fare con il carcere, con le caserme e quant'altro, i diritti tanto sbandierati non esistono e le domande restano senza risposta.
Dopo l'archiviazione noi amici con i familiari e persone solidali abbiamo aperto il "Circolo Culturale Cabana"

proprio nella stessa strada dove è stato fermato. l'intento è informare e sensibilizzare sulle problematiche carcerarie. Raccontiamo le storie di chi è morto per mano dello Stato, abbiamo portato in varie città una rappresentazione teatrale di cui prendiamo in esame le varie ipotesi come possa essere morto Stefano.

Siamo in corrispondenza con vari detenuti; persone come Mario Trudu in galera dal 1979 con l'ergastolo ostativo e tanti immigrati che non hanno neanche sapone per lavarsi ne possono telefonare ai propri familiari.

Quando possiamo visto che ci auto finanziamo mandiamo un piccolo contributo economico ma soprattutto mandiamo vestiti libri a richiesta e .... solidarietà.

 
 
ASSEMBLEA PUBBLICA

Ogni martedì 

dalle ore 20.30

presso la sede
Via  Campagnole  n° 22 - Rovereto


 


 
 


 


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